Call for papers

«Cinema e Storia», 2027

Israele/Palestina. Politiche della visibilità, memoria, immaginari

A cura di Samuel Antichi, Lorenzo Donghi, Maria Chiara Giorda, Giuseppe Previtali

[English version below]

La questione arabo-israelo-palestinese costituisce da oltre settant’anni uno dei nodi cruciali della storia
contemporanea, con profonde implicazioni geopolitiche, culturali e sociali. Dalla fine del mandato
britannico in Palestina e dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948, il conflitto si è articolato
attraverso una molteplicità di eventi, guerre, crisi regionali, violenze, negoziati diplomatici e
trasformazioni politico-territoriali, che hanno inciso in modo strutturale sulle popolazioni coinvolte e sui
territori, producendo trasformazioni demografiche, migrazioni forzate, ridefinizioni degli assetti
territoriali e ricorrenti tensioni politico-militari. In questo contesto, le popolazioni coinvolte hanno
sperimentato processi di perdita, dislocazione e ridefinizione identitaria, con conseguenze durature sul
piano materiale, simbolico e culturale.
Fin dalle sue origini, il conflitto è stato accompagnato, costruito e rappresentato attraverso immagini. Il
cinema (Shohat, 1989; Gertz, Khleifi, 2008; Yaqub, 2018; Dabashi, 2006; Cable, 2025), la fotografia
(Summerer, ‎Sary Zananiri, 2021), la televisione, i video amatoriali, le pratiche artistiche (Lionis, 2016) e,
più recentemente, le piattaforme digitali e i social media (Miladi, Mellor, 2020; Miladi, 2023) hanno
svolto un ruolo decisivo nella produzione di un discorso pubblico sul conflitto (Mirzoeff, 2025),
contribuendo tanto alla sua visibilità quanto a processi di semplificazione, sovraesposizione mediatica,
polarizzazione e competizione narrativa.
All’interno di questo panorama visivo complesso e multilivello, la produzione audiovisiva proveniente
dai diversi contesti coinvolti (palestinesi, israeliani e internazionali) ha contribuito alla costruzione di
narrazioni plurali e talvolta divergenti, confrontandosi con assetti politici e mediali segnati da forti
tensioni, asimmetrie di potere e conflitti di legittimazione simbolica.
Negli ultimi anni la centralità delle immagini è emersa con rinnovata forza.
Il cinema, la televisione e, più recentemente, le piattaforme digitali non sono, dunque, solo dispositivi di
rappresentazione, ma veri e propri attori storici e, al contempo, archivi di primaria rilevanza
Gli obiettivi di questo numero monografico di Cinema e Storia si sviluppano perciò su due
livelli: in primo luogo analizzare il ruolo che il cinema, le immagini in movimento e, più in
generale, la cultura visuale e i media digitali hanno avuto nel rappresentare, rendere visibili (o
invisibili), interpretare e rielaborare le narrazioni del conflitto arabo-israelo-palestinese.
In secondo luogo, riflettere sulle produzioni audiovisive come strumenti di analisi e conoscenza
storica, capaci di integrare e ridefinire le ricostruzioni fondate su documentazione tradizionale
(archivi istituzionali, fonti diplomatiche, memorialistica, stampa). In questa prospettiva, il
cinema e gli altri media vengono considerati tanto come tracce quanto come fattori di impulso
del processo storico.
Particolare attenzione sarà riservata a contributi che affrontino in modo esplicito le implicazioni
metodologiche dell’uso delle fonti audiovisive nella ricerca storica: dalla loro natura costruita e
mediata, alle condizioni di produzione e circolazione, fino ai problemi di conservazione, accesso
e riuso. Allo stesso tempo, il numero intende incoraggiare analisi che restituiscano la pluralità degli attori
coinvolti, con approcci comparativi e relazionali capaci di mettere in dialogo le diverse parti in
causa – israeliane, palestinesi, arabe – così come il ruolo delle potenze internazionali e degli
attori politici e culturali transnazionali.

Tra i possibili assi tematici si segnalano:
– Storia, genealogie e trasformazioni delle immagini del conflitto arabo-israelo-palestinese,
dal cinema militante degli anni Settanta alle produzioni audiovisive e mediali
contemporanee, con attenzione ai contesti storici, politici e culturali di produzione.
– Le fonti audiovisive come strumenti di ricerca storica, con un accento particolare su
potenzialità e limiti nell’uso di cinema, televisione e audiovisivi per la ricostruzione del conflitto.
– L’integrazione delle fonti: come le produzioni visive e audiovisive possano dialogare con
archivi tradizionali, fonti diplomatiche, militari e politiche, contribuendo a una
comprensione più articolata dei processi storici.
– La dimensione internazionale del conflitto mediale: le produzioni audiovisive palestinesi,
israeliane e le produzioni internazionali (americane, europee, arabe e asiatiche in dialogo
e tensione, da analizzare in prospettiva comparativa e transnazionale.
– Circolazione e ricezione transnazionale: come le immagini del conflitto siano state
accolte e interpretate in contesti politici e culturali differenti, orientando l’opinione
pubblica e il dibattito politico.
– I processi di mediatizzazione, il ruolo della comunicazione e della propaganda: il ruolo
delle immagini (cinema, televisione, fotografia, arti visive, piattaforme digitali e social
media) nella costruzione del discorso pubblico, della memoria collettiva e
dell’immaginario politico, nonché come strumenti di legittimazione, mobilitazione e
creazione del consenso.
– L’interazione fra media e attori politico-istituzionali-militari: i rapporti e i
condizionamenti reciproci tra gli apparati statali, i movimenti politici e le organizzazioni
militari, da un lato, con i sistemi dei media dall’altro.
– Documentario, animazione, fiction e pratiche sperimentali come forme di testimonianza,
di costruzione e messa in crisi della memoria da analizzare con Approcci teorici e
metodologici interdisciplinari, che affrontino la rappresentazione del conflitto attraverso
gli studi di cultura visuale, i media studies, gli studi postcoloniali, di genere, nonché i
trauma e memory studies.
– Serialità televisiva e piattaforme digitali come spazi emergenti di elaborazione simbolica,
rimediazione e diffusione globale delle narrazioni sul conflitto arabo-israelo-palestinese. 

– Archivi audiovisivi e politiche della memoria: la conservazione, l’accesso alle fonti
visive nei contesti nazionali, nonché il riuso, il montaggio d’archivio e la trasmissione
intergenerazionale dell’esperienza del conflitto attraverso le immagini.

Scadenze e linee guida
Per proporre un articolo si prega di inviare un abstract e una breve nota biografica all’indirizzo
mail rivistacinemaestoria@gmail.com entro il 15 luglio 2026.
Gli abstract devono essere compresi tra le 200 e le 250 parole e possono essere presentati in
italiano o in inglese. La proposta deve includere: cinque parole chiave, nome dell’autore o degli
autori, istituzione o istituzioni e dettagli di contatto (e-mail), oltre a una breve biografia per ogni
autore.
Se la proposta viene accettata, l’autore/l’autrice dovrà inviare l’articolo completo allo stesso
indirizzo e-mail entro il 30 settembre 2026. I contributi saranno inviati a due revisori
indipendenti in un processo di peer review in doppio cieco prima della decisione finale di
pubblicazione. Agli autori/autrici può essere richiesto di modificare o migliorare i propri articoli
se suggerito dai revisori. Gli articoli devono essere di lunghezza compresa tra le 4.000 e le 5.000
parole (non più di 35.000 caratteri, spazi e note inclusi), ma saranno presi in considerazione
anche articoli più brevi.
Per informazioni, inviare un’e-mail a: rivistacinemaestoria@gmail.com

 

Israel/Palestine. Politics of Visibility, Memory, and Imaginaries


The Arab–Israeli–Palestinian question has constituted one of the central issues of contemporary
history for more than seventy years, with profound geopolitical, cultural, and social implications.
Since the end of the British Mandate in Palestine and the establishment of the State of Israel in
1948, the conflict has unfolded through a multiplicity of events, wars, regional crises, episodes of
violence, diplomatic negotiations, and political-territorial transformations that have had a
structural impact on both the populations involved and the territories concerned. These processes
have produced demographic changes, forced migrations, reconfigurations of territorial
arrangements, and recurring political and military tensions. Within this context, the populations
affected have experienced processes of loss, displacement, and identity redefinition, with
enduring material, symbolic, and cultural consequences.
From its very origins, the conflict has been accompanied, constructed, and represented through
images. Cinema (Shohat, 1989; Gertz & Khleifi, 2008; Yaqub, 2018; Dabashi, 2006; Cable,
2025), photography (Summerer & Sary Zananiri, 2021), television, amateur videos, artistic
practices (Lionis, 2016), and, more recently, digital platforms and social media (Miladi & Mellor,
2020; Miladi, 2023) have played a decisive role in the production of public discourse on the conflict (Mirzoeff, 2025), contributing both to its visibility and to processes of simplification,
media overexposure, polarization, and narrative competition.
Within this complex and multilayered visual landscape, audiovisual production emerging from
the various contexts involved (Palestinian, Israeli, and international) has contributed to the
construction of plural and sometimes divergent narratives, engaging with political and media
environments marked by intense tensions, asymmetries of power, and conflicts over symbolic
legitimacy.
In recent years, the centrality of images has emerged with renewed force. Cinema, television,
and, more recently, digital platforms are therefore not merely devices of representation, but
genuine historical actors and, at the same time, archives of primary importance.
The objectives of this special issue of Cinema e Storia are thus developed on two levels. First, it
seeks to analyse the role that cinema, moving images, and, more broadly, visual culture and
digital media have played in representing, rendering visible (or invisible), interpreting, and
reworking the narratives of the Arab–Israeli–Palestinian conflict.
Second, it aims to reflect on how audiovisual productions can function as instruments of
historical analysis and knowledge, complementing and reshaping reconstructions based on
traditional forms of documentation (institutional archives, diplomatic sources, memoirs, and the
press). From this perspective, cinema and other media are considered both as traces of history
and as driving forces within historical processes.
The issue encourages contributions that explicitly address the methodological implications of
using audiovisual sources in historical research: from their constructed and mediated nature to
the conditions of their production and circulation, as well as the challenges of preservation,
access, and reuse.
At the same time, the issue moreover seeks scholarship that accounts for the plurality of actors
involved, adopting comparative and relational approaches capable of bringing into dialogue the
different parties to the conflict—Israeli, Palestinian, and Arab—as well as examining the role of
international powers and transnational political and cultural actors.

Possible thematic areas include:
– Histories, genealogies, and transformations of images of the Arab–Israeli–Palestinian
conflict, from the militant cinema of the 1970s to contemporary audiovisual and media
productions, with particular attention to their historical, political, and cultural contexts of
production.
– Audiovisual sources as tools for historical research, with a particular focus on the
opportunities and limitations involved in using cinema, television, and audiovisual
materials to reconstruct the conflict.
– The integration of sources: how visual and audiovisual productions can engage in
dialogue with traditional archives, diplomatic, military, and political sources, contributing
to a more nuanced understanding of historical processes.

– The international dimension of the mediated conflict: Palestinian and Israeli audiovisual
productions, alongside international productions (American, European, Arab, and Asian),
considered in dialogue and tension and analysed from comparative and transnational
perspectives.
– Transnational circulation and reception: how images of the conflict have been received
and interpreted in different political and cultural contexts, shaping public opinion and
political debate.
– Processes of mediatization, communication, and propaganda: the role of images (cinema,
television, photography, visual arts, digital platforms, and social media) in the
construction of public discourse, collective memory, and the political imaginary, as well
as their function as instruments of legitimation, mobilization, and consensus-building.
– The interaction between media and political, institutional, and military actors: the
relationships and reciprocal influences between state apparatuses, political movements,
and military organizations on the one hand, and media systems on the other.
– Documentary, animation, fiction, and experimental practices as forms of testimony and as
means of constructing, challenging, and reconfiguring memory, analysed through
interdisciplinary theoretical and methodological approaches drawing on visual culture
studies, media studies, postcolonial studies, gender studies, as well as trauma and
memory studies.
– Television seriality and digital platforms as emerging spaces for symbolic elaboration,
remediation, and the global dissemination of narratives concerning the
Arab–Israeli–Palestinian conflict.
– Audiovisual archives and memory politics: the preservation of and access to visual
sources in different national contexts, as well as the reuse of archival materials, archive-
based montage practices, and the intergenerational transmission of experiences of conflict
through images.


Deadlines and guidelines
To propose an article, authors are required to send an abstract and a short bibliography to the
email address rivistacinemaestoria@gmail.com by 15 July 2026.
Abstracts must be between 200 and 250 words and can be presented in Italian or English. The
proposal must include five keywords, the name of the author(s), their institution(s), contact
details (email), and a short biography for each author.
If the proposal is accepted, the author must send the complete article to the same email
address by 30 September 2026. Contributions will be submitted to two independent reviewers in
a double-blind peer review process. Authors may be asked to revise or improve their work based
on reviewers’ feedback.
Articles must be between 4,000 and 5,000 words (no more than 35,000 characters, including
spaces and notes), but shorter articles will also be considered.
For more information, please send an email to: rivistacinemaestoria@gmail.com

 

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